Galeotta un’estate che non vuole finire, Napoli non è mai stata così vivida a Settembre come quest’anno: l’imprevisto „calore universale“ spinge la gente ad uscire, a vagabondare sotto le ombre della stazione Garibaldi o nei vicoli del Centro Storico; dagli scogli di Mergellina fino a San Martino, passando per la Linea 1 e le funicolari, il popolo chiacchiera passeggia vede e si fa un selfie.

Da qui, il trionfo dei cartelloni stradali: tutti gli spazi pubblicitari occupati da un certo Festival dell’Oriente, nessuna via e viuzza è risparmiata da Cultura, Gastronomia, Balli Folkloristici e Yoga. La 14esima edizione di questo evento ha l’apparente sapore di „novità“ di una prima edizione e la grinta di un appuntamento annuale ormai ben radicato nella città. Anche provandoci è impossibile ignorare la pubblicità e se un evento è tanto pubblicizzato, magari è perché rende. Funziona: migliaia di napoletani accorrono alla Mostra d’Oltremare in uno stato quasi di pellegrinaggio laico: solo a mezzanotte la folla si ricorda che il biglietto non comprende la dormita sotto le stelle tra uno stand di massaggio anti-gravità e quello delle T-shirt con le protagoniste di IdolM@ster.

Ieri ci sono andata, schivandomi una fila lunga il doppio di quella per l’arca di Noé grazie al biglietto on-line: l’obiettivo era di passare il tardo pomeriggio con i miei amici, ritrovati due ore dopo. Era impossibile distinguere un vecchio da un neonato per un „piccolo“ fattore: la polvere colorata.
A ogni ingresso una bustina di polvere colorata: azzurra, verde, arancione, rossa, viola, fucsia, gialla e 50 sfumature non identificate per il mix tra la propria polverina e quella di altri ragazzi.

A poche ore dalla chiusura ufficiale, posso dire che tante sono state le chiavi di successo di questo Festival: la principale è stata la festa dell’Holi.
Conosciuta anche come „Festival dei colori“, l’Holi è una delle tradizioni più note della religione induista per celebrare l’arrivo della primavera nei 3/4 giorni che precedono la luna piena nel mese di Phalguna, il 12esimo del calendario lunare Hindu. Se vogliamo esser pignoli, l’Holi dovrebbe essere celebrato tra Febbraio e Marzo secondo il calendario gregoriano. [1] [2] .

Che la festa abbia inizio allora! Tutto d’un tratto il cielo era diventato viola, tutti si bombardano a vicenda a suon di tunz tunz, alzate le mani, scatenatevi, non spingetevi e peace&love.

#001b

#003Imbrattati a più non posso, c’è chi resta fino alle undici a saltellare qua e là; chi si corica sotto una fontana per un invano tentativo di vedere un pezzo di pelle color pesca; chi invece s’aggira per tutti gli stand allestiti. Tanti, forse troppi.

buddhiiiiDopo aver già pagato un biglietto da 11 euro avrei apprezzato dei prezzi più onesti: finti-kimono in seta  tra 10 e 30€; manicaretti di sushi e cucina tibetana dagli 8 fino a 14€; candele, offerte a Buddha e statuine del gaudente signore a partire da 5€… Dulcis in fundo, un angolino internazionale in cui collanine da hipster erano mischiate a tuniche etniche e copricapi dei Nativi Americani.

Va bene, si vive una sola volta ed è lecito spendere un poco di più per evitare di dar fondo alla cassa per terapie contro la depressione, ma almeno si eviti di comprare il trash del trash. Vedevo signore farsi leggere le linee delle mani, analizzare il chakra o il colore dell’aura, consultare i tarocchi (europei, ci ho buttato l’occhio) e perfino farsi ammaliare da occhiali miracolosi per recuperare la vista e buttar via così quei pezzi di plastica sopra al naso. Da riderci sopra e scappare all’altra parte della Mostra.
Sarei io stessa la prima a esser presa per le orecchie da Tiziano Terzani, ma fossi stata un’organizzatrice avrei evitato alcuni stand. Mi auguro che il livello culturale dell’intero evento sia stato più elevato negli altri giorni.

dalai lamaHo apprezzato i balli non-stop di tradizione Bollywood, coinvolgenti soprattutto per l’abbigliamento scintillante e coloratissimo che travolge lo spettatore, così come lo spirito giulivo che permeava nell’atmosfera.

L’intento del Festival è quello di intrattenere e far vivere un pomeriggio diverso dal solito per i napoletani, facendoli immaginare che ci sia qualcosa di diverso da pizza e hamburger. Lasciarli immaginare ma non informarli come di dovere, altrimenti avrebbe avuto molto meno successo. Qui la cultura sazia poco o niente.

Per come sono sensibile alla „cultural appropriation“, non potevo essere indifferente a una certa ostentazione dell’esotico molto commerciale, ma non ho affatto un ricordo negativo della giornata: prendiamocela come un‘indicazione. Se a me va di studiare la religione hindu o il taoismo, preferisco leggere testi scritti dai suoi seguaci o perlomeno da studiosi che ci lavorano da anni; c’è chi invece è solo curioso o non ha avuto un granché di istruzione e crede che basti guardare la tv per sapere come ragionano gli asiatici.

Qual è la soluzione? Educarli pian piano al rispetto reciproco e alla consapevolezza che esistono culture così diverse da non poter essere comprese al 100% da un occidentale: è una verità amara, ma è così. Iniziare per gradi un percorso di conoscenza, partendo dall’assaggio di una zuppa locale, all’acquisto di un cappellino da non indossare mai fuori casa fino all’interesse sincero per lo stile di vita di una nazione ben diversa dall’Italia.

Vi lascio a riflettere, bye!

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